Educazione motoria alle elementari: bambini affidati ad estranei e costi raddoppiati

 

 

 

 

 

 

L’educazione motoria nella scuola primaria del Trentino

Da qualche anno la Provincia di Trento, seguendo il “mito dell’esternalizzazione dei servizi”, sovvenziona e affida l’insegnamento motorio nelle prime quattro classi delle scuole elementari, a soggetti estranei al mondo scolastico.

A concorrere a tale attività sono due progetti chiamati “PAT-CONI” e “scuola-sport”.

In tale maniera, organizzati dal CONI o peggio da un’agenzia privata, entrano nella scuola a lavorare con i nostri figli, dei “tecnici sportivi” variamente titolati. Alcune volte sono fortunatamente in possesso della laurea in Scienze motorie o ISEF e altre volte solo di titolo emesso da una federazione sportiva; l’abilitazione all’insegnamento è invece un titolo non richiesto.

La qualità degli interventi è assolutamente variabile a seconda dei casi, ma non è garantita e non è valutata dagli organismi scolastici.

                                                                                                            

Poco male dice qualcuno; in tal modo almeno si sopperisce alle mancanze della scuola elementare e alla sua limitata offerta motoria. In realtà, questa spiegazione, diventa poi il motivo per cui l’Amministrazione si sente a posto con la coscienza, ritenendo di aver svolto il proprio dovere, offrendo ai bambini di un po’ di “generico movimento”.

 

Tali interventi, prodotti da tecnici esterni alla scuola, risultano invece negativi, se non dannosi, per diversi motivi.

In prima istanza non è comprensibile come sia possibile delegare a delle entità private l’educazione motoria pubblica dalla I alla IV elementare. Questa preoccupazione si trasforma in qualità assolutamente non garantita o frequentemente mancante e disattesa. La funzione di controllo educativo, obbligatoria nell’insegnamento pubblico, viene meno ed è assente. La programmazione educativa, condivisa tra docenti nella scuola, risulta dimenticata. I tecnici che entrano a scuola sono infatti estranei e incoscienti del progetto educativo di ogni singolo Istituto, non si confrontano con il rispettivo Consiglio di Classe nella scelta degli interventi e non debbono sottostare ad alcun vincolo didattico stabilito in seno al Collegio Docenti.

 

Vediamo dunque il lato economico.

In momenti difficili, per i costi del sistema educativo, qualcuno pensa che tale iniziativa privatistica possa almeno produrre risparmio alle casse pubbliche.

 

Analizzando i costi degli interventi si osserva invece che questi privati, operanti nella scuola, sono pagati profumatamente. La PAT riconosce ai tecnici che entrano a scuola un corrispettivo di €. 29,25 orari ai quali va aggiunto un ulteriore 25% corrisposto da ogni singola scuola. Ne risulta che ogni ora di intervento di un tecnico nella scuola elementare, costa agli enti pubblici un totale di €. 39,00. Molto di più di quanto costa un’insegnante di educazione fisica, titolato e abilitato.

 

Il paradosso non si ferma purtroppo qui. Durante l’attività dei tecnici viene mantenuto in capo alla scuola l’obbligo di tutela sui minori che non può essere affidato liberamente a degli estranei.

Pertanto ogni intervento di un tecnico viene comunque accompagnato dalla presenza dell’insegnante della classe che, in un’inutile compresenza, si occupa della vigilanza educativa.

Ne consegue la triste condizione per cui si produrrà un intervento di scarsa qualità e che costa oltre il doppio di quello che potrebbe essere prodotto da un insegnante di educazione fisica, facente parte del Collegio Docenti di quella scuola e che interviene con competenza e come insegnate unico sulla classe.

 

Gli enti di controllo di tale sistema sono due. Uno è il CONI che guida il progetto PAT-CONI e l’altro è tale “Agenzia dello sport” con sede a Rovereto e che conduce lo “scuola-sport”. Se nel primo caso, stante i pregiudizi illustrati, il referente è comunque ente di valore nazionale, nell’altro caso si tratta di “associazione privata non riconosciuta” che interviene senza alcun obbligo di riscontro pubblico del proprio agire, anche riguardo alle condizioni, modalità e tutele lavorative operate.

 

Veniamo alle cose positive.

La Provincia di Trento è d’altro canto assolutamente innovativa e positiva per quanto riguarda l’educazione motoria ma nella sola classe V elementare. Solo in questa classe l’educazione motoria è affidata all’insegnante di educazione fisica del medesimo Istituto Comprensivo, quello che i bambini incontreranno quando saliranno alla Scuola Media. L’insegnante delle medie, o qualora sia presente un insegante elementare ma in possesso del titolo di educazione fisica, agisce come insegnante unico, titolato, abilitato e soggiacente la programmazione didattica qualificata dal Collegio Docenti e dal Consiglio di Classe. Il lavoro risulta così conforme alle modalità educative, includendo i bambini con ogni capacità e trascurando obiettivi sportivi non interessanti prioritariamente l’obiettivo educativo. Il tutto pagando un unico insegnante per ogni singola classe e permettendo assunzioni dalla lunga lista provinciale di docenti di educazione fisica, altamente qualificati, ma precari o disoccupati.

 

Ho cercato di illustrare chiaramente il buono ed il cattivo che convivono nell’educazione motoria offerta ai nostri bambini alla scuola elementare. Età delicatissima nella quale una corretta azione motoria è indispensabile per lo sviluppo corretto della futura personalità adulta.

E’ dunque auspicabile che tale illustrazione non rimanga lettera morta ma che la qualità della nostra autonomia provinciale, ormai nella prossima legislatura, riesca a qualificare l’intero percorso educativo psicomotorio della scuola primaria.

 

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Riprendiamoci il giorno di festa

 

 

 

 

 

 

 

Sul giornale del giorno di Pasqua è apparsa un’intera pagina dove si pubblicizzava che un supermercato della zona sarebbe rimasto aperto a Pasquetta.

Ciò significa che gli impiegati, in quel giorno festivo, han dovuto rinunciare a stare con la propria famiglia, a godersi il meritato riposo o a fare una passeggiata.

Ciò è possibile grazie alle norme avvallate a livello nazionale, provinciale e comunale.

Ma non era “Pasqua in famiglia” o “con chi vuoi” !?

A Pasquetta io fortunatamente sono rimasto con i miei cari, ma solidale e vicino a coloro che hanno dovuto lavorare.

Comprendo perfettamente che ci sono servizi necessari anche durante le festività: sanitari, museali, di ristorazione, ecc. Però non accetterò mai la logica che vengano travolti tutti gli aspetti del vivere sociale e famigliare.

Il lavoro deve essere svolto con passione, coscienza e impegno ma ricordando che “si lavora per vivere e non si vive per lavorare”.

Falso colui che afferma necessario risolvere la crisi economica aumentando la disponibilità di orario nei servizi. Le energie economiche non si inventano. Se acquisto di domenica non lo farò in un giorno feriale perché comunque rimango con un unico e solo stipendio, una sola bocca per mangiare e un solo corpo da vestire e soddisfare. E’ una sorta di partita di giro dove la risorsa economica rimane immutata.

Vorrei che i parlamentari provassero il lavoro domenicale prima di legiferare e vorrei che l’autonomia della nostra provincia e i consigli comunali deliberassero il rispetto del riposo, anziché adeguarsi alle tristi logiche consumistiche.

Vorrei una politica che restituisse importanza alla sostanza degli affetti e al valore del tempo libero.

Chi ama l’ambiente, per passione e impegno politico, cerca e diffonde il desiderio di rallentare le logiche di sviluppo e crescita, poco affini alla natura umana.

Decrescere, anche economicamente, non è stare più male ma significa valorizzare cose che non costano, che non si comprano, ma sono essenziali per la gioia della persona.

Posso farlo, anche se attorno a me vengono sostenute logiche differenti.

Inascoltato dalla politica posso operare una scelta di coscienza e rifiutare di adeguarmi; posso decidere che, se aperto di domenica, quel supermercato non mi vedrà entrare.

Sono in fondo io che decido le logiche del mercato e lo posso fare rispondendo alla mia coscienza.

Se quel supermercato non vedrà clienti di domenica ritornerà al comune orario feriale e noi gioiremo anche per aver permesso, ad alcuni lavoratori, di riconquistare un po’ della propria vita.

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SFRUTTARE IL VOLUME DEL SACCO DEI RIFIUTI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Rovereto la raccolta del rifiuto residuo si fa nei sacchi da 30 litri di capienza e distribuiti in quantità conforme al numero dei componenti la famiglia.

Risulta dunque utile imparare a utilizzare tali sacchi per la loro intera capacità volumetrica.

I tradizionali bidoni da sotto lavello sono di dimensioni inferiori ai 30 litri del sacco che dunque viene riempito solo parzialmente.

Ho trovato un bidone le cui dimensioni si adattano perfettamente ai nuovi sacchi riuscendo nello scopo di utilizzarne l’intera capienza.

Il mio metodo è dunque quello di sfruttare bene il volume del sacco non dimenticando l’attenzione ad acquistare possibilmente prodotti riciclabili o privi di residuo indifferenziabile.

Utilizzare bene i sistemi di raccolta allontana lo spettro dell’inceneritore.

 

 

 

 

 

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